Per anni, le spedizioni di basso valore provenienti da Paesi extra-UE hanno beneficiato di una franchigia dai dazi doganali. Questo ha reso più semplice e meno costoso far entrare nell’Unione piccoli invii legati soprattutto all’e-commerce. Il quadro, però, sta cambiando: l’UE ha deciso di eliminare questa esenzione e di introdurre un sistema transitorio già dal 1° luglio 2026. In uno scenario come questo, per le aziende diventa essenziale poter contare su un supporto qualificato nella lettura delle norme e nella gestione operativa delle spedizioni.
Va ricordato che una prima stretta era già arrivata nel 2021. Dal 1° luglio 2021, infatti, è stata abolita l’esenzione IVA per i beni importati di valore fino a 22 euro ed è diventata necessaria una dichiarazione doganale per tutte le merci in ingresso nell’UE, indipendentemente dal loro valore. Nello stesso contesto è stato introdotto anche l’IOSS, il regime che semplifica la dichiarazione e il pagamento dell’IVA per le vendite a distanza.
La scelta nasce da un dato molto concreto: il numero di piccole spedizioni importate nell’UE è esploso. La Commissione europea segnala che tra il 2022 e il 2023 il volume di questi invii è cresciuto del 75% e che tra il 2023 e il 2024 è quasi raddoppiato, arrivando a circa 4,6 miliardi di articoli nel solo 2024. Il Consiglio UE aggiunge che il 91% delle piccole spedizioni arriva dalla Cina.
Secondo le istituzioni europee, questa crescita ha reso più evidente una serie di criticità:
La riforma si inserisce proprio in questo contesto.
Con il regolamento UE 2026/382 viene eliminata la franchigia doganale basata sulla soglia di 150 euro prevista dal regolamento 1186/2009. In altre parole, il principio per cui una spedizione di modico valore poteva entrare in esenzione da dazi viene superato.
Dal 1° luglio 2026 al 1° luglio 2028 si applicherà una misura transitoria: un dazio doganale fisso di 3 euro per le merci contenute in spedizioni con valore intrinseco totale non superiore a 150 euro, in particolare quando l’importazione è esente da IVA nell’ambito del regime IOSS oppure quando si tratta di una spedizione postale. La stessa normativa prevede che questa fase possa essere prorogata se la futura infrastruttura informatica europea non sarà pronta nei tempi previsti.
C’è però un punto che va spiegato bene: i 3 euro non vanno letti in modo semplicistico come “3 euro per pacco” in ogni situazione. Il Consiglio UE chiarisce infatti che il dazio si applica alle diverse categorie di articoli presenti nella spedizione, identificate dalle rispettive sottovoci tariffarie. Questo significa che un collo con prodotti appartenenti a categorie doganali differenti può generare un importo superiore ai 3 euro.
Se una spedizione contiene articoli appartenenti alla stessa categoria tariffaria, il dazio transitorio resta più lineare. Se invece nello stesso collo sono presenti prodotti classificati in categorie diverse, il costo aumenta. È il motivo per cui, da qui in avanti, non sarà più sufficiente guardare solo il valore finale della spedizione: conterà anche come è composta.
Per le aziende che acquistano o fanno arrivare con frequenza merci da Paesi extra-UE, il primo cambiamento è culturale prima ancora che operativo: sotto i 150 euro non significherà più automaticamente “nessun dazio”.
L’impatto sarà particolarmente sensibile per chi lavora con elevati volumi di piccoli invii, ordini frequenti, marketplace, e-commerce o approvvigionamenti molto frammentati. In questi casi, anche un importo apparentemente contenuto può trasformarsi in un costo ricorrente che incide sui margini, soprattutto se le spedizioni contengono merci riconducibili a categorie tariffarie diverse.
Cambierà anche il peso della corretta impostazione documentale. Valore della spedizione, natura della merce, struttura del collo e corretta classificazione doganale diventano ancora più importanti, perché incidono direttamente sul trattamento applicabile. Non è più solo una questione fiscale: è un tema di organizzazione dei flussi, previsione dei costi e gestione corretta delle pratiche.
Per affrontare questo cambiamento in modo concreto, la prima mossa è verificare quante spedizioni sotto i 150 euro entrano oggi in azienda e con quale frequenza.
La seconda è capire se il modello logistico attuale, soprattutto quando basato su tanti piccoli invii, resterà davvero conveniente anche dopo l’entrata in vigore delle nuove regole.
La terza è rivedere il presidio documentale e doganale, così da evitare errori di classificazione o sottovalutazioni dell’impatto economico.
In un quadro normativo che diventa più articolato, per le aziende è utile poter contare su un interlocutore capace di fare la differenza.
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